RISPARMIO ENERGETICO 2020

RISPARMIO_ENERGETICO_2020

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Cos’è

I contribuenti che eseguono interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti possono detrarre una parte delle spese sostenute per i lavori dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) o dall’imposta sul reddito delle società (Ires). In particolare, i titolari di reddito d’impresa possono fruire della detrazione solo con riferimento ai fabbricati strumentali utilizzati nell’esercizio dell’attività imprenditoriale.

A chi interessa

L’agevolazione è rivolta a tutti i contribuenti, residenti e non residenti, che possiedono l’immobile oggetto di intervento. Oltre ai proprietari, tra gli altri possono fruire dell’agevolazione i titolari di un diritto reale sull’immobile; i condòmini (per gli interventi sulle parti comuni condominiali); gli inquilini; i comodatari. Inoltre, la detrazione può essere fruita dal familiare convivente con il possessore o il detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (coniuge, componente dell’unione civile, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado) e dal convivente more uxorio. La detrazione va ripartita in 10 rate annuali di pari importo.

Quali vantaggi

L’importo da portare in detrazione dalle imposte può variare dal 50% al 85% della spesa in base alle caratteristiche dell’intervento. Le spese ammesse in detrazione comprendono sia i costi per i lavori relativi all’intervento di risparmio energetico, sia quelli per le prestazioni professionali necessarie per realizzare l’intervento stesso e acquisire la certificazione energetica richiesta.

DETRAZIONI EDILIZIA 2020

RISTRUTTURAZIONE_EDILIZIA_2020

SCARICA  la Guida Detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia 2020

Cos’è

I contribuenti che ristrutturano le abitazioni e le parti comuni di edifici residenziali situati nel territorio dello Stato possono detrarre dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) una parte delle spese sostenute per i lavori. La detrazione può essere richiesta per le spese sostenute nell’anno, secondo il criterio di cassa, e va suddivisa fra tutti i soggetti che hanno partecipato alla spesa e che hanno diritto.

A chi interessa

L’agevolazione è rivolta ai contribuenti soggetti all’Irpef, residenti o meno nel territorio dello Stato, che sostengono le spese di ristrutturazione. Tra gli altri riguarda: i proprietari degli immobili oggetto dell’intervento; i titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili; gli inquilini; il familiare convivente con il possessore o il detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (coniuge, componente dell’unione civile, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado); il convivente more uxorio (per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2016).

Quali vantaggi

I contribuenti possono detrarre dall’Irpef il 50% delle spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2020, con un limite massimo di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare. Per gli interventi di ristrutturazione realizzati su immobili residenziali adibiti promiscuamente all’esercizio di un’attività commerciale, dell’arte o della professione, la detrazione spetta nella misura ridotta della metà. In generale, la detrazione deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo.

BONUS MOBILI 2020

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Cos’è
È una detrazione Irpef per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A o superiore per i forni e lavasciuga), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. La detrazione va calcolata su un importo massimo di 10.000 euro, comprensivo delle eventuali spese di trasporto e montaggio, e deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Il pagamento va effettuato con bonifico o carta di debito o credito.

A chi interessa
Può beneficiare della detrazione chi acquista mobili ed elettrodomestici nuovi nel 2020 ed ha realizzato interventi di ristrutturazione edilizia a partire dal 1° gennaio 2019.

Quali vantaggi
Indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione, è possibile fruire di una detrazione del 50% calcolata su un importo massimo di 10.000 euro, riferito, complessivamente, alle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Il limite dei 10.000 euro riguarda la singola unità immobiliare, comprensiva delle pertinenze, o la parte comune dell’edificio oggetto di ristrutturazione. Quindi, il contribuente che esegue lavori di ristrutturazione su più unità immobiliari avrà diritto più volte al beneficio.

BONUS FACCIATE 2020

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Sono state pubblicate le indicazioni dell’agenzia delle Entrate per usufruire del «bonus facciate», la detrazione fiscale del 90% delle spese sostenute per gli interventi di recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti, prevista dalla legge di Bilancio 2020.
Nel testo si ricorda che la super detrazione fiscale si recupera in dieci rate annuali di pari importo e che è esclusa la formula della cessione del credito/sconto in fattura prevista per gli ecobonus.

Solo sul perimetro esterno
La circolare n. 2/E del 14 febbraio 2020 spiega che l’agevolazione riguarda gli interventi effettuati sull’involucro esterno visibile dell’edificio, vale a dire sia sulla parte anteriore, frontale e principale dell’edificio, sia sugli altri lati dello stabile (intero perimetro esterno).
Tra i lavori agevolabili rientrano quelli per il rinnovo e consolidamento della facciata esterna dell’edificio, inclusa la mera tinteggiatura o pulitura della superficie, e lo stesso vale per i balconi o per eventuali fregi esterni. E ancora, lavori sulle grondaie, sui pluviali, sui parapetti, sui cornicioni e su tutte le parti impiantistiche coinvolte perché parte della facciata dell’edificio.
Il cappotto in facciata è al 90%
Anche le spese per perizie, sopralluoghi, progettazione dei lavori, installazioni di ponteggi sono comprese nell’agevolazione. Inoltre anche gli interventi influenti dal punto di vista termico, o che interessino oltre il 10% dell'intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell'edificio, rientrano nel campo del bonus facciate.
Inquilini tra i beneficiari
I soggetti beneficiari devono possedere o detenere l’immobile oggetto dell’intervento in qualità di proprietario, nudo proprietario o di titolare di altro diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie) oppure detenere l’immobile in base a un contratto di locazione, anche finanziaria, o di comodato, regolarmente registrato, ed essere in possesso del consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario.

Per i privati bonifici entro il 2020
Per il calcolo del «bonus facciate», per le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, e per gli enti non commerciali, si deve far riferimento al criterio di cassa, ovvero, alla data dell’effettivo pagamento, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi. Ad esempio, un intervento ammissibile iniziato a luglio 2019, ma con pagamenti effettuati sia nel 2019 che nel 2020, consentirà sì la fruizione del “bonus facciate” ma solo con riferimento alle spese sostenute nel 2020.

Per le imprese individuali, le società e gli enti commerciali, si guarderà al “criterio di competenza” e, quindi, alle spese da imputare al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi cui le spese si riferiscono e indipendentemente dalla data dei pagamenti. (fonte sole 24 ore)

DAL PIANO CASA A VENETO 2050

Dati informativi concernenti la legge regionale 4 aprile 2019, n. 14

LEGGE REGIONALE 04 aprile 2019, n. 14

        ALLEGATO A

È stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale ed è entrata in vigore in Veneto la Legge Regionale 14/2019.

La norma supera e stabilizza il Piano Casa del 2009 (LR 14/2009) conciliando i premi volumetrici con gli obiettivi di riqualificazione urbana e con quelli di riduzione del consumo di suolo contenuti nella LR 14/2017. Il Veneto ha infatti fissato l’obiettivo del consumo di suolo zero entro il 2050.

Rigenerazione urbana e qualità della vita
Gli obiettivi della norma sono il riordino urbano e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini attraverso il miglioramento della qualità architettonica degli edifici.

Come indicato all’articolo 1 della legge, sono previsti interventi mirati alla coesione sociale, alla tutela delle disabilità, alla qualità architettonica, alla sostenibilità ed efficienza ambientale con particolare attenzione all’economia circolare e alla bioedilizia, alla valorizzazione del paesaggio, alla rinaturalizzazione del territorio veneto e al preferibile utilizzo agricolo del suolo, alla implementazione delle centralità urbane, nonché alla sicurezza delle aree dichiarate di pericolosità idraulica o idrogeologica.

Per raggiungere questi obiettivi saranno attuate politiche per la densificazione degli ambiti di urbanizzazione consolidata, mediante la demolizione di manufatti incongrui e la riqualificazione edilizia ed ambientale, contemplando specifiche premialità e incrementi volumetrici connessi all’utilizzo di crediti edilizi da rinaturalizzazione.

Le norme di dettaglio per la definizione dei crediti edilizi, che saranno liberamente commerciabili, saranno definite entro 4 mesi dall’entrata in vigore, mentre i Comuni avranno un anno di tempo per adeguare gli strumenti urbanistici.

Ampliamento della volumetria
La norma consente l’ampliamento volumetrico degli edifici fino al 15% a condizione che vengano utilizzate tecnologie che prevedono l’uso di fonti energetiche rinnovabili e che le caratteristiche costruttive garantiscano prestazioni energetiche elevate: la parte ampliata dovrà raggiungere la classe A1. È riconosciuto un ulteriore 25% se l’intervento implica la rimozione delle barriere architettoniche, la messa i sicurezza sismica dell’intero edificio, l’utilizzo di coperture a verde, la realizzazione di pareti ventilate, l’isolamento acustico, l’adozione di sistemi per il recupero dell’acqua piovana, la rimozione e smaltimento di elementi in cemento amianto, l’utilizzo del BACS (Building Automation Control System) nella progettazione dell’intervento, l’utilizzo i tecnologie che prevedono l’uso di fonti energetiche rinnovabili con una potenza non inferiore a 3 kW. L’eventuale recupero dei sottotetti va conteggiato entro questi limiti.

Per promuovere l’efficientamento energetico, fino al 31 dicembre 2020, gli interventi che garantiscono la prestazione energetica dell’intero edificio corrispondente alla classe A4, possono usufruire di un ulteriore incremento del 10%.

In caso di utilizzo, parziale od esclusivo, dei crediti edilizi da rinaturalizzazione, le percentuali di ampliamento possono essere elevate fino al 60%.

L’ampliamento può essere realizzato in aderenza, in sopraelevazione o utilizzando un corpo edilizio già esistente all’interno dello stesso lotto. Sia l’edificio che l’ampliamento devono insistere in zona territoriale omogenea propria.

In caso di edifici composti da più unità immobiliari l’ampliamento può essere realizzato anche separatamente per ciascuna di esse, compatibilmente con le leggi che disciplinano il condominio.

Riqualificazione del tessuto edilizio
Gli interventi di integrale demolizione e ricostruzione degli edifici che necessitano di essere adeguati agli attuali standard qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici e di sicurezza, nonché a tutela delle disabilità, sono premiati con un incremento volumetrico fino al 25% a condizione che i nuovi edifici raggiungano la classe A1 e che siano utilizzate fonti rinnovabili.

Con le stesse modalità previste per gli interventi di ampliamento, la percentuale può essere elevata fino a un ulteriore 35% se i lavori hanno una serie di requisiti aggiuntivi, dall’eliminazione delle barriere architettoniche alla progettazione con strumenti all’avanguardia.

Fino al 31 dicembre 2020, per promuovere l’efficientamento energetico, gli interventi che garantiscono la prestazione energetica dell’intero edificio corrispondente alla classe A4, possono usufruire di un ulteriore incremento del 20%.

In caso di utilizzo, parziale od esclusivo, dei crediti edilizi da rinaturalizzazione, l’ampliamento può raggiungere il 100%. Se, però, entro quattro mesi dalla scadenza prevista per l’adozione della variante urbanistica è utilizzato meno del 10% del credito edilizio, la percentuale di ampliamento consentita è ridotta del 15%.

Per tutti gli interventi si può utilizzare la Scia.

La verifica della conformità urbanistica ed edilizia di un immobile

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Uno degli aspetti  a cui si deve fare attenzione prima della firma di un preliminare di  compravendita  è sicuramente la conformità urbanistica ed edilizia, in quanto la stessa determina la commerciabilità o meno dell’immobile in oggetto.

Cosa significa questo ?

La Legge attualmente in vigore stabilisce che non è possibile vendere immobili  non  conformi dal punto di vista edilizio.  Magari negli anni, si sono fatti lavori interni o esterni, senza le dovute concessioni comunali, oppure a lavori finiti non è stato fatta la variazione catastale, ecc.  In caso di non conformità il contratto preliminare di vendita e il successivo atto notarile può esser dichiarato nullo.

LA CONFORMITÀ CATASTALE CON LA CONFORMITÀ URBANISTICA ED EDILIZIA sono due cose ben diverse. Diversamente da quanto si pensi, ciò che permette di verificare la presenza o meno di un abuso edilizio non è mai il Catasto, ma solo il titolo abilitativo depositato nel Comune di riferimento.

La conformità urbanistica ( o regolarità edilizia ) , è la concordanza tra lo stato di fatto dell’immobile in cui si trova e il titolo abilitativo con cui è stato realizzato o modificato lo stesso.

Qui di seguito i titoli edilizi:

Licenza edilizia: per gli edifici edificati tra il 17.10.1942 e il 30.01.1977 con la Legge 1150

Concessione edilizia: per gli edifici edificati tra il 30.01.1977 e il 30.06.2003 con la Legge 10

Concessione in sanatoria, di cui i condoni nel 1985, nel 1994 e nel 2003.

Permesso di Costruire: per gli edifici edificati dopo il 30.06.2003 con il Testo Unico DPR380/01

Altri titoli per interventi minori: DIA, CIA , CILA

Risultati immagini per pratica edilizia

COME VERIFICARE LA REGOLARITÀ URBANISTICA ED EDILIZIA DI UN IMMOBILE.

Per verificare la regolarità urbanistica ed edilizia  si fa riferimento all’ultimo titolo abilitativo ( senza tralasciare gli eventuali precedenti che rappresentato lo storico dell’immobile da verificare). Una volta in possesso della documentazione reperita in comune  si potrà verificare la presenza o meno di difformità tra la rappresentazione grafica presentata in catasto ( planimetria catastale ) e lo stato dei luoghi, ovvero come si presenta l’immobile al momento della verifica stessa. In caso di difformità , si dovrà procedere alla regolarizzazione dell’abuso con una pratica edilizia in sanatoria e, in caso di abusi non sanabili, si dovrà procedere al ripristino dello stato di fatto così come rappresentato nell’ultimo progetto autorizzato dal comune di appartenenza, prima di poter procedere alla compravendita immobiliare.

Nel caso di opere abusive con realizzazione di aumenti di volume e/o superficie, l’iter da seguire prevede la verifica preliminare della possibilità di sanare l’abuso e la successiva presentazione della sanatoria onerosa. Gli edifici del tutto abusivi  potrebbero risultare del tutto invendibili.

COSA FA IL NOTAIO?

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Il notaio ha l’ obbligo di specificare nell’atto di compravendita gli estremi del titolo abilitativo con il quale è stato permesso la realizzazione o della variazione dell’ immobile ad eccezione di:

immobili realizzati  antecedentemente al  1942 , a  meno che l’immobile non sia abbia subito successivamente  interventi edilizi . La  Legge urbanistica  che obbligava la presentazione della Licenza edilizia  infatti non era entrata ancora in vigore;
immobili realizzati antecedentemente al  1° settembre 1967 , nei quali non è necessario inserire gli estremi della Licenza edilizia nell’atto notarile ;  questo non esclude che possa sussistere un abuso e quindi è consigliato  verificare comunque la conformità urbanistica.


CHI È RESPONSABILE DEL CONTROLLO SU EVENTUALI ABUSI EDILIZI?

Con la sentenza della Cassazione del 26 marzo 2012 n. 11628   si prevede che la conformità urbanistica venga dichiarata dal venditore e quindi il notaio non ha l’obbligo di verificare la veridicità di tale dichiarazione , così come da tale responsabilità è del tutto sollevata l’agenzia immobiliare ( in caso di compravendita che preveda l’ausilio di un mediatore ), lasciando quindi come unico responsabile proprio il venditore fino all’atto di compravendita. L’acquirente , infatti, acquistando l’immobile nello stato di fatto e di diritto in cui si trova, si fa carico delle eventuali irregolarità e abusi dell’immobile. Gli oneri relativi alla regolarizzazione , le sanzioni  nonchè le responsabilità penali  fanno dunque capo al venditore fino all’atto di compravendita, per poi fare capo all’acquirente una volta compravenduto l’immobile.

Dunque, nel caso di un immobile  mai stato autorizzato da un titolo abilitativo , lo stesso non potrà essere alienato , mentre in caso di abusi minori, potrà essere venduto con l’acquisizione da parte dell’acquirente, della responsabilità dell’abuso.

I NOSTRI CONSIGLI

Prima di vendere o acquistare un immobile, tutelati  incaricando un tecnico abilitato ad effettuare tu i i controlli necessari a verificare la regolarità urbanistica/edilizia, in quanto un tecnico, quando effettua una dichiarazione, ha una responsabilità penale e difficilmente dichiarerà il falso.